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Sorveglianza sanitaria. La gestione dei lavoratori italiani all’estero.

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L’avvento della globalizzazione e l’esigenza di trovare nuove opportunità sui mercati esteri hanno portato molte società italiane a inviare lavoratori in altri Paesi, per periodi di lavoro più o meno lunghi, con la conseguente necessità di avere disponibili strumenti di prevenzione e tutela sanitaria dei lavoratori quanto più standardizzati ed efficaci.

La normativa in materia è ancora poco chiara e fruibile: il D.Lgs. 81/08 non prevede particolari misure di tutela per i lavoratori all’estero, né esiste un Testo Unico sulla tutela prevenzionistica e previdenziale per tale tipologia di lavoratori.

Abbiamo provato a fare luce sulla questione cercando di individuare dei punti fermi e alcuni spunti utili.

Una corretta ed efficace sorveglianza sanitaria richiede innanzitutto un’organizzazione aziendale dedicata, con percorsi e flussi codificati, adeguati alle reali necessità e alle dimensioni del lavoro all’estero presente in azienda, nello specifico:

  • flussi e processi;
  • identificazione di ruoli e responsabilità (RSPP, Ufficio prevenzione e protezione, MC, ecc.);
  • regole chiare da inserire nei programmi di sorveglianza sanitaria (es. cronologia per organizzazione viaggio, ecc.);
  • uffici e personale dedicato;
  • Coinvolgimento attori interessati (medico del lavoro, travel clinic estere, rappresentanze diplomatiche locali, ecc).

Occorre innanzitutto comprendere la tipologia contrattuale con la quale viene assunto il lavoratore destinato all’estero. Di seguito un breve schema riepilogativo delle tipologie classiche utilizzate.

 Pertanto il problema principale si pone nei casi di transnazionalità originaria o di trasferimento e distacco, caratterizzati da una durata di lungo periodo, sebbene anche nel caso di semplice trasferta sia opportuno attuare un protocollo sanitario specifico per il Paese di destinazione.

Per tali lavoratori si identificano tre fasi principali:

  • prima della partenza;
  • durante il soggiorno estero;
  • al rientro nel Paese d’origine.

 

Nello specifico, di seguito alcune linee guida importanti:

 

Prima della partenza

  • Programma sanitario

o   visita medica generale, accertamenti di laboratorio e strumentali;

o   rilascio giudizio di idoneità e medical report (ove necessario per ottenimento visto);

o   completamento del programma sanitario, idealmente almeno due settimane prima della partenza.

  • Stato vaccinale

o   predisposizione di schemi vaccinali per paese;

o   ricognizione dello stato vaccinale;

o   eventuale adeguamento delle vaccinazioni in rapporto alle aree di destinazione;

o   completamento del programma vaccinale, idealmente almeno due settimane prima della partenza.

  • Farmaci

o   revisione della prescrizione di farmaci eventualmente assunti (programmazione di adeguata scorta, modifica di tempi e dosaggi in funzione dei fusi orari);

o   eventuale prescrizione, considerando anche le modalità di trasporto, di farmaci per il trattamento di patologie minori (es. infezioni respiratorie del tratto superiore, dermatiti, eritemi solari, ecc.);

o   predisposizione della profilassi antimalarica (ove necessario) e del trattamento della diarrea del viaggiatore.

  • Libretto sanitario di viaggio

o   in lingua inglese;

o   giudizio di idoneità;

o   sintesi della storia clinica, dei dati di laboratorio, dei principali esami effettuati in occasione delle visite (in particolare vaccinazioni praticate);

o   riferimenti telefonici e/o di posta elettronica a cui rivolgersi per info supplementari.

  • Informazione sanitaria

o   comportamenti e precauzioni per prevenire le frequenti patologie di viaggio;

o   schede Paese contenenti informazioni sanitarie e precauzionali tipiche delle diverse aree geografiche di destinazione;

o   creazione di una intranet aziendale, sempre consultabile via web in caso di bisogno.

  • Misure di supporto sanitario

o   definizione di un livello di standardizzazione in base al tempo di permanenza e la possibilità di accesso all’assistenza sanitaria a diversi livelli, compresivi dell’emergenza;

o   indicazione di strutture sanitarie locali adeguate e immediatamente disponibili;

o   eventuali indicazioni per organizzare il rientro in patria.

 

Durante il soggiorno estero

  • Medico e struttura sanitaria locale

o   nomina di un medico locale, avente requisiti similari a quelli previsti dal D.Lgs. 81/08 per la figura di medico competente e della relativa struttura a cui appoggiarsi per l’effettuazione degli accertamenti periodici e in caso di emergenza;

o   in assenza di un medico con requisiti similari a quelli italiani, da valutare una trasferta in loco del medico competente italiano per l’effettuazione delle visite periodiche, pur mantenendo le strutture sanitarie locali per l’effettuazione degli accertamenti periodici.

  • Protocollo sanitario

o   ratifica, da parte del medico locale, del protocollo di sorveglianza periodica previsto dal medico italiano;

o   eventuali aggiustamenti dello stesso possibili in funzione di criticità riscontrate in sede di sopralluogo ambienti o in presenza di condizioni particolarmente motivate.

  • Visite di rientro malattia

o   ipotizzabili indipendentemente dalla durata dell’assenza, per valutare eventuali esiti incompatibili con la permanenza all’estero.

  • Sopralluogo ambienti di lavoro

o   verifica con cadenza annuale (salvo criticità) per la verifica degli ambienti di lavoro e del mantenimento di condizioni igieniche standard;

o   eventuale coinvolgimento del medico competente italiano (sia ad inizio lavori che in via periodica) tramite l’ausilio di sistemi audiovisivi.

 

È opportuno, inoltre, stendere una procedura di sorveglianza sanitaria condivisa a più livelli aziendali (datore di lavoro, RSPP, medico, HR, preposti, RLS) in cui vengano definiti ruoli, responsabilità e tempistiche necessarie nelle varie fasi.

Ultima accortezza riguarda la nomina di eventuali medici nel Paese di destinazione. A tal proposito, le linee guida ricordano di verificare il possesso di requisiti paritetici all. art 38 D.Lgs. 81/08, su tutti l’esperienza documentata in ambito medicina del lavoro.

Soprattutto nei Paesi extra UE, in cui è assente una normativa strutturata che disciplini tali aspetti, risulterà piuttosto difficile trovare professionisti adatti. Pertanto, ove non presenti, si suggerisce di procedere con collaborazioni locali per aspetti sanitari generici (accertamenti ematici, esami strumentali, etc.) mantenendo la nomina, a un medico italiano, che dovrà recarsi in loco per la gestione delle visite periodiche o, se possibile, ricevendo in Italia alla scadenza i lavoratori di rientro temporaneo dal soggiorno.

 

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Qualora interessati, scrivete a: andrea.gandaglia@millergroup.it


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