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Via libera a Blockchain e Smart Contract: diventano legge con il decreto semplificazioni 2019

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Tramite la conversione in legge dell’11 febbraio 2019 del decreto legge 14 dicembre 2018 n. 135, viene introdotta la definizione normativa delle tecnologie basate su registri distribuiti (blockchain) e degli smart contract. Il Decreto Semplificazioni 2019 prevede inoltre che ogni documento informatico memorizzato con le tecnologie basate sui registri distribuiti abbia gli stessi effetti giuridici della validazione temporanea elettronica. Questo atto, insieme alle disposizioni sull’antiriciclaggio e alle relazioni della Banca d’Italia, favorisce l’accettazione delle criptoattività a livello giuridico, nel pieno rispetto delle libertà dell’individuo e del progresso tecnologico. Infine, la diffusione delle diverse criptoattività porta alla nascita di nuove attività economiche organizzate, acquisendo così una rilevanza sia a livello legale sia tributario.

La Blockchain Technology è senza dubbio una delle rivoluzioni principali degli ultimi anni: sin dal 2009, quando sono nati i Bitcoin, è diventato necessario identificare degli specifici inquadramenti giuridici per tutte le evoluzioni tecnologiche di settore, al fine di comprendere la rilevanza di criptoattività e smart contract. Questo, tuttavia, risulta tutt’altro che scontato perché, nonostante siano innovazioni tecnologiche che facilitano la comunicazione proattiva e autonoma tra gli stakeholder, sono rappresentazioni digitali molto diverse tra loro.
Nel quadro di riferimento italiano, prima della conversione del Decreto Semplificazioni 2019, Banca d’Italia all’interno del “Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 1/2018” ha dato una prima definizione di criptoattività: essa è una “attività di natura digitale il cui trasferimento è basato sull’uso della crittografia e sulla Distributed Ledger Technology”. Inoltre, l’Autorità domestica ha affermato che, nonostante vengano identificate come valute virtuali, esse non hanno le stesse funzioni economiche della moneta, non integrano la moneta, non conferiscono diritti di carattere economico e non rappresentano passività di un ente emittente. Tutte queste definizioni di base sono state fatte per ridurre i rischi legati alla volatilità e mancata regolamentazione delle diverse criptoattività.

Partendo da questo background, la legge Semplificazioni 2019 all’articolo 8 ter, “Tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract”, definisce il primo effettivo inquadramento giuridico delle attività e degli strumenti crypto.
Quindi, le tecnologie basate su registri distribuiti vengono definite come “le tecnologie e protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, accessibile contemporaneamente a più utenti e decentralizzato su basi crittografiche”. Lo smart contract, invece, è un programma per elaboratore operante su tecnologie blockchain, la cui esecuzione vincola due o più parti sulla base di effetti definiti in precedenza dalle stesse. Il requisito della forma scritta viene soddisfatto dopo l’identificazione informatica di tutte le parti interessate, attraverso un processo fissato dall’Agenzia per l’Italia Digitale. Tutte queste previsioni normative hanno le potenzialità per configurare nuove fattispecie giuridiche per definire tutti gli strumenti, attività e piattaforme che utilizzano la tecnologia Blockchain.
Le nuove disposizioni giuridiche affermano che “la memorizzazione di un documento informatico attraverso l’uso di tecnologie basate su registri distribuiti produce gli effetti giuridici della validazione temporale elettronica di cui all’Art. 41 del Regolamento UE n. 910/2014”, ovvero un pieno riconoscimento dell’effettiva validità dello smart contract tra le parti coinvolte.

Per concludere, è utile sottolineare che, nonostante la natura digitale delle criptoattività, esse hanno portato alla nascita di attività economiche – anche sotto forma di impresa – che stanno creando quesiti agli operatori con riferimento alle operazioni di ICO (Initial Coin Offering) e al rilascio di token. Appare quindi ragionevole che gli operatori debbano compiere uno sforzo di analisi e interpretazione circa la natura e la territorialità delle attività performate: è fondamentale verificare la rilevanza legale e tributaria delle attività compiute, nonché dei possibili rischi di accertamento delle Autorità.

Per maggiori informazioni scrivi a Paul Renda, founder di Miller Group: paul.renda@millergroup.it


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