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La nuova direttiva cancerogeni e la sicurezza dei lavoratori

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In data 6 settembre 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato la Direttiva europea 2017/2398 in merito alla protezione contro i rischi derivanti da agenti cancerogeni o mutageni sui luoghi di lavoro. La Direttiva, entrata in vigore il 17 gennaio 2018 e a cui dovremo conformarci entro il 17 gennaio 2020, prevede il fissaggio di nuovi livelli massimi consentiti di esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni dei lavoratori e, di conseguenza, lo svolgimento di un’adeguata sorveglianza sanitaria.

In caso di esposizione a tali rischi, il Datore di Lavoro cosa deve fare?
Secondo l’articolo 235 del D. Lgs. 81/2008 “Il datore di lavoro evita o riduce l’utilizzo di un agente cancerogeno o mutageno sul luogo di lavoro in particolare sostituendolo, se tecnicamente possibile, con una sostanza o una miscela o un procedimento che nelle condizioni in cui viene utilizzato non risulta nocivo o risulta meno nocivo per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

I valori limite vengono periodicamente valutati sulla base di informazioni disponibili, nuovi dati scientifico-tecnici e prassi in tema di misurazione del livello di esposizione sul luogo di lavoro.
Sostanze cancerogene che sono state analizzate recentemente per l’aumento del numero sempre crescente di lavoratori esposti sono la polvere di silice cristallina respirabile ed i composti di cromo. Sulla base delle analisi si è ritenuto necessario abbassare ulteriormente i valori massimi di esposizione.
Oltre a monitorare tali parametri di esposizione, la nuova Direttiva UE si pone come obiettivo il miglioramento della protezione dei lavoratori esposti a tali agenti cancerogeni e mutageni. Si attua quindi un’adeguata sorveglianza sanitaria, sulla base del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Come si evince dall’articolo 236 del D. Lgs. 81/2008: “Detta valutazione tiene conto delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, della loro concentrazione, della capacità degli stessi di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma poliverulenta e se o meno contenuti in una matrice solida che ne riduce o ne impedisce la fuoriuscita. La valutazione deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione, compreso quello in cui vi è assorbimento cutaneo”.

Al fine di proteggere la salute dello stesso lavoratore, il Medico Competente può estendere la sorveglianza sanitaria, successivamente al termine di esposizione a tali sostanze, per un periodo di tempo necessario.


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